Musica, cibo e teatro sono diverse parti di quel grande mondo chiamato CULTURA.

A Milano il 18 Marzo ha aperto Eataly–Smeraldo: un luogo che ci viene presentato come spazio di promozione sia della cultura culinaria che di quella artistica. Tanto che il progetto “live music” di Eataly-Smeraldo è stato sposato dal patron della SIAE Gino Paoli.

Da quel che abbiamo letto sappiamo che tutti i giorni sul palco sospeso di Piazza XXV Aprile, dalle 19.00, ci saranno esibizioni a titolo gratuito di artisti giovani e meno giovani, famosi e meno famosi. Per come il progetto è presentato sembrerebbe che la gratuità dell’esibizione non sia però legata solo agli spettatori…

Tantissimo ci sarebbe da dire. La questione più lampante è che cultura non dovrebbe mai fare rima con speculazione, commercio e sfruttamento ma, contemporaneamente, cultura dovrebbe fare rima con reddito.

E’ giusto riconoscere che a chi usa il suo genio, il suo tempo e le sue capacità per creare qualcosa che abbia un’utilità sociale veda riconosciuto il proprio lavoro.
In un mondo in cui sembra difficile avere un’alternativa al denaro è giusto che sia garantito reddito a chi produce cultura.
Parallelamente, sarebbe il tempo di svincolare tutto ciò dal mercato e dalle logiche capitaliste.
Musica, teatro, letteratura e tutte le forme d’arte sono produzione culturale.
Ma anche alimentazione e cibo sono aspetti importante della cultura umana.
Scegliere cosa mangiare, quando, come e perché è fondamentale.
Un panino di Mcdonald’s ha lo stesso peso di un artista che nasce e muore dentro il calderone di X Factor.

Eataly non è certamente McDonald‘s, anche se l’allargamento del brand in chiave multinazionale porta a delle somiglianze.
E forse anche per questo motivo Eataly sembra diventare un soggetto molto più “pericoloso”.

Eataly nasce per esaltare l’eccellenza alimentare italiana, le produzioni locali e non industriali, la cultura del buon mangiare.
Nasce così, ma impone stili molto diversi dall’ideale punto di partenza.

Eataly sembra essere avviata a diventare la McDonald’s del cibo di alta qualità. Si dà una spolveratina alternativa, ma replica tutte le peggiori logiche capitaliste, fino all’utilizzo della musica, del teatro e dell’arte in generale per legittimare il suo progetto.

La SIAE, invece che valorizzare le diverse decine di spazi che in Italia, in mezzo alla crisi della cultura e alla crisi economica, continuano a dare spazio alla musica, al teatro, al cabaret, alle presentazioni di libri decide di valorizzare, e forse non tutelare nemmeno il diritto d’autore di chi suona ad Eataly.
Come dire che si dà importanza e visibilità a chi usa la cultura per generare ricchezza privata e a chi usa la cultura del cibo per imporre stili di vita ed un sistema di distribuzione alimentare “all’americana”.

Se per di più fossero veri i rumors che sostengono che SIAE rinuncia al “diritto d’autore” per i concerti ad Eataly-Smeraldo la cosa diventerebbe ancora più grave.

Sia chiaro che il diritto d’autore nella sua accezione più ampia non è un qualcosa da difendere a spada tratta. Anzi, è uno dei più grandi processi accaparramento delle intelligenze umane da parte del mercato.

Ma il diritto d’autore, se re-inventato potrebbe diventare un reale strumento di tutela degli artisti.
Non è una questione semplice da risolvere, ma a mio parere fondamentale.
Ecco come le tutele degli artisti potrebbero essere ri-disegnate:
Cancellare la SIAE e togliere il diritto d’autore come tassa.
Istituire invece un “fondo” a cui i soggetti che usano la cultura come strumento di arricchimento o di lavoro (locali, cinema, editori, radio, televisioni ecc. ecc.) versino una quota percentuale in base ai ricavi. Fondo che dovrebbe essere anche alimentato dal pubblico e che potrebbe essere rimpinguato anche da chi organizza eventi culturali senza scopo di lucro. Il fondo, a fine anno, potrebbe essere ripartito in maniera totale, trovando valori percentuali di ridistribuzione, tra chiunque ne avesse diritto.

Tornando all’accordo SIAE-Eataly ed alla possibile veridicità dei rumors significherebbe che l’organizzazione preposta a tutelare gli artisti sposa un progetto musicale basato sull’assoluto non-riconoscimento del lavoro degli stessi.

Suonare ad Eataly potrebbe significare suonare senza un cachet e senza nemmeno il riconoscimento della SIAE.
Significherebbe svendere il ruolo dell’artista, riportarlo quasi al tempo dei giullari di corte, e per di più a vantaggio di un’azienda multinazionale che si maschera da baluardo della cultura ma che è tutt’altro.
Il tutto con il bene placito di quella sinistra che oramai ha dimenticato le radici da cui è nata. Una sinistra in cui Farinetti e Gino Paoli sono nati e cresciuti.

Pubblicato da Teo_Mim il 23 aprile 2014.

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