Era il 1976 quando Francesco Guccini ringhiava, nella sua Avvelenata: «Non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni».
A quasi 40 anni di distanza, la musica italiana sembra non aver perso la voglia di combattere, di protestare, di schierarsi in prima fila contro le ingiustizie e le ombre di una nazione in cui, decennio dopo decennio, i motivi per alzare la voce non sono, a ben vedere, mai mancati.

Lontana dalle ormai superate istanze sessantottine, la canzone d’autore (e non solo) italiana ha trovato nuove strade per esprimere il dissenso, meno legate a specifiche fazioni politiche e, di rimando, più trasversali, capaci di raccogliere consensi a destra come a sinistra, spesso connesse a precise, singole battaglie.

PER I MORTI DELLA THYSSEN. Al tema delle morti bianche è dedicato Torino pausa pranzo, interpretato da una delle voci più originali del panorama cantautorale italiano, Jacopo Incani, in arte Iosonouncane.
Il brano è basato sui tragici fatti del 2007 alla ThyssenKrupp – nel cui rogo persero la vita sette operai – e si scaglia contro lo Stato e il comportamento dei suoi rappresentanti: «Sulle panche donate da qualche imprenditore la democrazia siede in veste ufficiale, e il suo plotone di testimoni, saponette alla mano, ripassa il commiato per gli ultimi tra i cittadini».
POLITICI NEL MIRINO. Politici che sono bersaglio privilegiato di tanti altri gruppi, dai Baustelle (che cantano: «Cavalieri del lavoro simili a Gesù, non votiamo gli uomini non li votiamo più») agli Zen Circus.
L’indignazione della band toscana sta tutta nell’immagine che campeggia sulla copertina del penultimo disco.
I tre componenti del gruppo rock – capelli lunghi e vestiti sgualciti – se ne stanno di fronte al Palazzo della Civiltà Italiana reggendo ognuno un cartello, a comporre una scritta che è anche il titolo dell’album: «Andate tutti affanculo». Più chiaro di così.

Diverso l’obiettivo, ma identico lo spirito con cui Vinicio Capossela, nel febbraio del 2012, si è schierato dalla parte degli operai della ex Wagon Lits che a Milano hanno vissuto per mesi in cima a una torre della stazione Centrale.
I lavoratori protestavano contro i licenziamenti causati dai tagli ai treni notturni e il cantautore, nato in Germania da emigrati di origine irpina, ha preso parte alla lotta a modo suo, con le armi della musica e delle parole, improvvisando un concerto proprio nel luogo della contestazione.
Da sempre schierato dalla parte degli ultimi, Capossela ha pubblicato nel giugno 2012 Rebetiko Gymnastas, un disco ispirato alla musica tradizionale greca (il rebetiko, appunto): una scelta non casuale, arrivata proprio nel pieno della crisi economica ellenica.

Articolo del 14 Giugno 2013 di Alberto Gallo (Lettera 43 – Giornale Indipendente)

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