La rivista ha preso dallo Stato 3,2 mln in otto anni. Soldi usati dai direttori «per fini personali». Ora il caso può finire in Aula.

È una delle riviste culturali più longeve del panorama editoriale italiano. Grazie al contributo di firme storiche del giornalismo e a un approccio particolarmente irriverente, nei decenni Il Mucchio Selvaggio si è costruito un seguito fedele di lettori.
Negli ultimi due anni, però, da quando il fondatore Max Stefani non è più direttore, si è scoperchiato un vaso di Pandora: reciproche accuse tra la nuova direttrice Daniela Federico, alcuni ex collaboratori e lo stesso Stefani, in concomitanza con un costante calo di lettori, hanno fatto precipitare la rivista nel caos, mettendo in forse la sua stessa sopravvivenza.
17 ANNI DI CONTRIBUTI STATALI. Pietra dello scandalo: l’utilizzo dei contributi statali all’editoria, di cui Il Mucchio gode dal 1996, anno in cui venne fondata la cooperativa di giornalisti Stemax, che da allora pubblica il giornale.

In tanti hanno il dente avvelenato, primo fra tutti Eddy Cilìa, per 20 anni tra le firme più prestigiose del Mucchio.
«Io e altri ex collaboratori contestiamo l’uso che negli anni è stato fatto dei fondi pubblici, prendendo in giro i lettori, cui si chiedeva di abbonarsi per salvare la rivista, e noi giornalisti, pagati miseramente mentre Federico e Stefani facevano quello che volevano con i soldi dello Stato», ha detto a Lettera43.it.
«Siamo anche pronti a sporgere denuncia, come soluzione estrema, ma non per ottenerne un guadagno economico: solo per avere giustizia».
«AUTO COI SOLDI PUBBLICI». In un agguerrito post pubblicato sul suo blog personale, Cilìa ha sottolineato gli aspetti secondo lui più oscuri della vicenda: citando documenti ufficiali e l’autobiografia dello stesso Stefani, Wild Thing, il giornalista parla di automobili, appartamenti, ristrutturazioni immobiliari, rimborsi telefonici, polizze: tutto pagato con i soldi versati dallo Stato alla cooperativa. «Stefani e Federico, che dopo l’uscita del primo dal giornale hanno cominciato a rinfacciarsi reciprocamente le accuse più infamanti, sono stati ingordi», ha continuato Cilìa. «Il Mucchio poteva diventare leader assoluto nel suo settore, con tutti i soldi che percepiva e che in parte ancora percepisce. Invece adesso sta morendo».
OLTRE 3 MLN DI EURO IN OTTO ANNI. Tra il 2003 e il 2011, la rivista ha ricevuto dallo Stato più di 3 milioni e 291 mila euro in soldi pubblici (il dato non comprende i fondi erogati nel 2005). Ciononostante, per anni ha pagato diversi collaboratori meno di 400 euro al mese per 11 mensilità.

Articolo  di Alberto Gallo – Lettera 43 Giornale Indipendente

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