“A me MI” parte da un’intuizione di Alberto Patrucco ed è uno spettacolo corale che, pur mantenendo una sua originale continuità narrativa, si rinnova nei contenuti di serata in serata, alternando un cast fisso e ospiti. L’omogeneità del racconto è però garantita da un forte comune denominatore: Milano. Un terreno di gioco in cui la logora formula del «Signore e signori, ecco a voi!…» è messa al bando. Milano è l’elemento che salda le diversità dei protagonisti e la varietà delle storie, in un insieme ancor più legato dal prezioso impasto musicale della Sotto Spirito Band e da una vena umoristica, comica e satirica che raramente, di questi tempi, si ha modo di apprezzare. È un graffio sulla Milano di ieri e di oggi. Più in generale, uno sguardo disincantato sulla società intera.
Sul palco, si alternano alcune famose maschere della comicità italiana che si ritrovano a contatto con la modernità o con le nostalgie per un tempo che fu: l’uomo analogico (Zuzzurro) e quello tecnologico (Gaspare); uno straniero (Luca Klobas) alle prese con una Milano vista da est; il saggio professore (Antonio Silva) che racconta la “lingua madre”, o meglio, di come parlava sua mamma; il critico letterario (Federico Valera) che recensisce e segnala libri che non usciranno mai… Così che il volto di Milano si deforma e diventa sorriso, risata, sberleffo. Tra un quadro e l’altro, la corrosiva comicità di Alberto Patrucco che accompagna l’intero percorso, congiungendo col filo spinato della satira e della grande canzone d’autore le diverse parti di questo varietà.
Uno spettacolo da non perdere. Non fosse altro per poter affermare, senza il rischio d’incorrere negli strali dell’Accademia della Crusca, “A me MI”. Dove, parafrasando Tino Scotti, “A” è preposizione; “me” pronome e “MI” la targa.

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